Medicina complementare per sostenere le funzionalità renali del gatto affetto da insufficienza renale cronica.

Alì

Gatto certosino, mesi 6. Insufficienza renale cronica

Trattamento antiomotossico, organoterapico, omeopatico per l'insufficienza renale cronica del gatto. IRC.

Questo giovane gatto certosino venne acquistato dall’attuale proprietario nell’estate del 2010 presso un negozio di animali. L’animale era privo di pedigree e non vi erano informazioni certe sulla sua provenienza. Nonostante ciò, il proprietario racconta di essere rimasto colpito fin dal primo incontro dal comportamento del cucciolo, che attirava la sua attenzione con vocalizzazioni insistenti e movimenti vivaci.

L’uomo non si era recato in negozio con l’intenzione di adottare un secondo gatto, ma per acquistare alimenti destinati a un altro micio già presente in casa: un gatto europeo tigrato di circa due anni, inizialmente randagio, che aveva spontaneamente scelto di stabilirsi presso di lui. Nei giorni successivi, tuttavia, il ricordo di quel cucciolo certosino continuava a presentarsi con insistenza, fino a portarlo a tornare in negozio e ad adottarlo.

L’inserimento del nuovo arrivato nell’ambiente domestico avvenne senza particolari difficoltà e i due gatti si accettarono reciprocamente in tempi sorprendentemente brevi. Tuttavia, già nei primi giorni di convivenza, il proprietario iniziò a notare un comportamento anomalo: il cucciolo trascorreva lunghi periodi davanti alla ciotola dell’acqua, mantenendo il muso appoggiato ai bordi.

Il livello dell’acqua diminuiva rapidamente nell’arco della giornata. Sulla base di osservazioni ripetute, il proprietario stimò un’assunzione idrica approssimativa di circa 300 cc nell’arco di dodici ore, una quantità decisamente elevata.

Il proprietario tornò quindi dal negoziante per informarlo delle anomalie osservate. Quest’ultimo suggerì di far visitare il gatto dal proprio veterinario di fiducia che, dopo una visita clinica e le prime analisi, rilevò unicamente un peso specifico delle urine ai limiti inferiori della norma, senza attribuire al dato un significato clinico rilevante in quel momento.

Non completamente convinto dall’esito di questa valutazione, il proprietario decise di rivolgersi al proprio medico veterinario. Durante la visita, alla palpazione addominale venne rilevata una differenza di volume tra i due reni, con uno dei due aumentato di dimensioni rispetto all’altro.

Gli esami ematochimici evidenziarono:

creatininemia elevata: 2,18 mg/dl (valore di riferimento massimo 1,6 mg/dl);
uremia elevata: 110 mg/dl (valori di riferimento 40–70 mg/dl);
proteine totali ai limiti superiori della norma;
fosforemia lievemente superiore al valore massimo di riferimento;
alterazioni di ulteriori parametri biochimici, tra cui LDH (lattato deidrogenasi), CPK, calcemia e transaminasi, anch’essi fuori dai rispettivi range di normalità.

L’analisi delle urine confermava un peso specifico alterato con presenza di proteinuria. L’esame microscopico del sedimento urinario rilevava scarsa flora batterica, rari spermatozoi, alcuni leucociti e occasionali cellule epiteliali di sfaldamento.

A completamento dell’indagine diagnostica, l’esame ecografico renale evidenziò un’alterazione della struttura parenchimale di entrambi i reni.

Sulla base dell’insieme dei rilievi clinici e strumentali, il veterinario formulò una diagnosi di insufficienza renale cronica (IRC), sottolineandone la natura progressiva e degenerativa.

Il proprietario tornò quindi dal negoziante mostrando gli esami effettuati ed esprimendo il proprio disappunto. Il commerciante propose la sostituzione dell’animale con un altro cucciolo, proposta che il proprietario rifiutò, decidendo di prendersi carico del gatto nonostante la prognosi riservata. Dopo aver visionato la documentazione clinica ed ecografica, il negoziante restituì l’importo versato per l’acquisto, lasciando il gatto definitivamente al proprietario.

Fu a questo punto che il proprietario mi contattò, alla ricerca di un possibile affiancamento complementare al percorso già impostato dal medico veterinario. Le indicazioni ricevute fino a quel momento prevedevano una dieta a ridotto contenuto proteico, mediante alimenti specifici di tipo renal, sia umidi che secchi, associata all’impiego di integratori in pasta o in polvere da somministrare con il cibo.

Valutata la situazione clinica complessiva e nel rispetto della diagnosi formulata, proposi un supporto integrativo basato su rimedi omeopatici, omotossicologici e organoterapici. La strategia prevedeva la somministrazione di Lespedeza sieboldii a bassa diluizione, associata a iniezioni sottocutanee miste e alternate di preparati omotossicologici quali Coenzyme compositum, Ubichinon compositum, Echinacea compositum e Vis-Heel, con l’obiettivo di sostenere il metabolismo energetico cellulare, i meccanismi enzimatici intracellulari e la risposta immunitaria.
A questi venivano affiancati Solidago compositum e l’organoterapico Ren suis, con finalità di supporto della funzione e dell’escrezione renale.

A circa una settimana dall’inizio del protocollo, il proprietario mi contattò per riferire una riduzione significativa del consumo idrico. Il gatto, già prima dell’intervento, appariva complessivamente in buone condizioni generali e manteneva un appetito conservato; pertanto, la variazione nell’assunzione di acqua rappresentava il principale parametro osservabile su cui basare una prima valutazione dell’andamento clinico.

Accolsi la comunicazione con prudente soddisfazione, invitando tuttavia il proprietario a proseguire con un attento monitoraggio. Sebbene il cambiamento osservato potesse essere considerato un segnale incoraggiante, eventuali conferme avrebbero dovuto necessariamente basarsi su successivi controlli ematochimici e urinari.

Il protocollo venne mantenuto per un periodo complessivo di circa quaranta giorni. Nei primi trenta giorni si osservò una progressiva riduzione dell’assunzione di acqua, fino a valori poco superiori a quelli dell’altro gatto convivente. Nei dieci giorni successivi, tuttavia, tale miglioramento mostrò una tendenza alla stabilizzazione.

A quel punto proposi di procedere con un nuovo controllo laboratoristico.

I risultati evidenziarono un quadro complessivo nettamente migliorato. Alcuni parametri, tra cui proteinuria, calcemia e transaminasi, risultavano rientrati nei limiti di riferimento, seppur prossimi ai valori soglia superiori. I parametri più significativi, creatininemia e uremia, risultavano rispettivamente pari a 1,52 mg/dl (valore di riferimento massimo 1,6 mg/dl) e 60 mg/dl (range di riferimento 40–70 mg/dl).

La risposta del gatto al supporto omeopatico e omotossicologico fu nel complesso molto favorevole. Alla luce dei miglioramenti osservati, il protocollo venne proseguito per ulteriori quindici giorni. Successivamente, venne effettuata una fase di chiusura della terapia, sostituendo Ren suis con alcune somministrazioni di Ren suis forte, con l’obiettivo di consolidare i risultati ottenuti.

Seguì quindi un periodo di circa un mese senza alcun supporto terapeutico, durante il quale venne monitorato il comportamento generale dell’animale. Le condizioni cliniche rimasero stabili. A quel punto proposi un secondo ciclo di supporto, più leggero rispetto al precedente, escludendo alcuni rimedi che non risultavano più necessari.

A distanza di sei mesi venne ripetuto l’esame ecografico. Il medico veterinario confrontò le nuove immagini con quelle precedenti, rilevando un quadro complessivamente stabile. I reni presentavano alcune cicatrizzazioni atipiche, ma senza evidenza di un’evoluzione negativa della struttura parenchimale.

Nei due anni successivi furono effettuati cicli omotossicologici di mantenimento con cadenza semestrale. In seguito, non si rese più necessario un mio intervento diretto. Il gatto non segue una dieta strettamente specifica e si alimenta con gli stessi alimenti del compagno convivente. Su mio suggerimento, l’alimentazione prevede una combinazione di umido non dietetico e croccantini di qualità, alternati a croccantini renali e per gatti anziani, caratterizzati da un contenuto proteico più contenuto ma adeguato alla palatabilità.

Al momento della stesura di questo caso clinico, il gatto certosino ha dodici anni, presenta buone condizioni generali e consuma abitualmente una quantità di acqua lievemente superiore rispetto al gatto convivente. Gli esami ematochimici vengono eseguiti con cadenza annuale e, nel corso degli anni, creatininemia e uremia non hanno più superato i limiti di riferimento. La proteinuria si mantiene su valori borderline, senza ulteriori peggioramenti.

Le ultime analisi disponibili, datate 15/02/2022, evidenziano un valore di urea pari a 50 mg/dl (range di riferimento 40–70 mg/dl) e una creatininemia di 1,53 mg/dl (valore massimo di riferimento 1,6 mg/dl). Il valore di SDMA, parametro utile per la valutazione precoce della funzionalità renale, risulta pari a 16 µg/dl (valore massimo di riferimento 14 µg/dl). Sebbene lievemente superiore al range, tale dato è coerente con un’alterazione funzionale renale già nota e stabilizzata, e va interpretato nel contesto di un quadro clinico complessivamente equilibrato.

Ogni caso clinico riportato rappresenta un’esperienza specifica e non può essere generalizzato. Ogni intervento deve essere valutato singolarmente e sempre in collaborazione con il medico veterinario curante.

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